I vini DOC di Venezia, tra vigne ritrovate e tradizioni secolari

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Venezia e il vino. Un legame antichissimo, dimenticato per secoli e da poco riportato alla ribalta dal Consorzio Vini Venezia, nato nel 2011 per restituire a veneziani e turisti un patrimonio legato a doppio filo con la storia della città e del suo territorio. 
Dunque, se state pensando di comprare una casa in vendita a Venezia, sappiate che oltre alle specialità gastronomiche della zona, potete scegliere tra ben 10 varietà di vino tutelate dal disciplinare, che rispondono a requisiti ben precisi, fissati ogni anno nel Vademecum dedicato. Bianco, rosso, rosato, fermo e frizzante: tanti i gusti e uno solo il denominatore comune, la qualità e il rispetto della tradizione.

Descrive le caratteristiche uniche di questi vini e i motivi per cui sono l’ideale per accompagnare le cene con amici nella vostra casa in vendita a Venezia, il presidente del Consorzio, Giorgio Piazza che ne ricostruisce, innanzitutto, l’origine.
“Il Consorzio Vini Venezia è nato nel 2011 dalla volontà dei viticoltori del Consorzio Volontario Tutela Vini DOC Lison Pramaggiore e del Consorzio Tutela Vini del Piave DOC di unirsi per tutelare e valorizzare le loro produzioni. Oggi promuove e tutela le denominazioni DOC Venezia, DOC Lison-Pramaggiore, DOC Piave e le DOCG Lison e Malanotte del Piave e comprende i territori dei vari disciplinari, tra le provincie di Venezia e Treviso”.
Arrivare alla definizione dei vitigni e dei vini meritevoli di essere tutelati è stato lungo e complesso: “Si è trattato di un vero e proprio viaggio, alla scoperta della storia insita nel DNA delle viti che stavamo cercando, attraverso la Grecia, la Dalmazia e poi il Veneto. E tutt’ora, il legame del vino con Venezia non si limita ai luoghi più ovvi, come Venissa, ma entra – letteralmente – nei chiostri dei monasteri, negli orti, nei cortili delle chiese e delle case”. Tesori nascosti, da scoprire tenendo come base la vostra casa in vendita a Venezia.

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In un bacaro locale è possibile gustare vino Doc Venezia

Monasteri, calli, chiese: Venezia e il suo vino

Oggi sono diversi e tutti molto affascinanti gli esempi di incontri ravvicinati con le viti locali, che distano il tempo di una breve passeggiata dalla vostra casa in vendita a Venezia. “Grazie al materiale genetico prelevato dalle vecchie viti di Venezia mappate e studiate all’interno di conventi, broli, giardini abbiamo fatto rivivere questo tesoro in luoghi unici e suggestivi, con l’intento di salvaguardare la biodiversità del patrimonio viticolo lagunare”, spiega Piazza. 
É stato proprio il Consorzio, per esempio, a promuovere il progetto di far rivivere le viti della Serenissima all’interno dell’antico Convento dei Carmelitani Scalzi a Cannaregio, mentre un primo esperimento aveva coinvolto l’isola di Torcello.
Persino nel Cimitero di Venezia, all’interno del Monastero di San Michele in Isola, si produce vino: la riscoperta di questo luogo si deve invece all’Associazione culturale Laguna nel Bicchiere – Le Vigne ritrovate, che ha iniziato a condurre un laboratorio didattico con gli alunni della scuola media Calvi di Venezia, cercando dentro a giardini, chiostri e isole, terreni agricoli dimenticati, spesso incolti. Sono state scoperte così le vigne antiche inserite negli orti, ripristinati e infine restituiti a un uso pubblico. Fanno parte del circuito anche il Convento delle Zitelle della Giudecca, la Corte Sconta e la Vigna della Tana, nei pressi della Biennale, con una varietà ancora oggetto di studio.

I vini che possono vantare la denominazione di DOC Venezia 


Secondo il disciplinare di produzione della DOC Venezia, possono fregiarsi di questo titolo i vini delle tipologie: Rosso, Merlot, Cabernet-Sauvignon, Cabernet franc, Chardonnay, Pinot grigio, Bianco spumante, Bianco frizzante, Rosato, Rosato spumante, Rosato frizzante. I vini devono necessariamente essere ottenuti da uve provenienti da vitigni situati nelle province di Venezia e Treviso nei quali siano presenti, per almeno l’85%, le varietà di Merlot, Cabernet-Sauvignon, Cabernet franc, Chardonnay, Pinot grigio.
Per quanto riguarda i vini rosato o rosè (anche in versione spumante e frizzante), la produzione avviene con uve provenienti per almeno il 70% da vitigni Raboso Piave o Raboso veronese. Il Rosso DOC Venezia proviene da uve Merlot per almeno il 50%, mentre per il Bianco frizzante e il Bianco spumante, la composizione è Verduzzo friulano o Verduzzo trevigiano o Glera per almeno il 50%.

Una produzione rigorosamente tradizionale

Anche per quel che riguarda le norme relative a tecniche di coltivazione e vinificazione, la parola d’ordine è “tradizione”: sono infatti ammesse solamente le pratiche tradizionali della zona, con interventi che non modifichino le caratteristiche delle uve e dei vini. Bere uno dei dieci vini doc Venezia significa quindi in un certo senso fare un viaggio nella storia: l’intera area riconducibile alla zona compresa oggi tra i fiumi Tagliamento, Lemene, Livenza e Piave, era interessata alla coltura della vite già in epoca preromana, ma i veri albori della vitienologia di questo comprensorio si possono far risalire all’arrivo dei Romani, quando la vite selvatica (la lambrusca) è stata sostituita con varietà di maggior pregio portate dai coloni e appartenenti ad altre terre conquistate. C’è anche un riferimento letterario esplicito alla coltivazione della vite nella zona dell’Alto Adriatico: è di Erodiano, uno scrittore greco del III secolo d. C. : “La regione era assai ricca di vigneti, per cui riforniva di vino con grande abbondanza i popoli che non coltivavano la vite”. Dal Mille, il vino entra nei costumi quotidiani e all’epoca dei Dogi sorgono veri e propri regolamenti per disciplinarne la vendita, il commercio, il prezzo e le misure. Lo scenario cambia radicalmente dopo l’inverno del 1709, con la leggendaria gelata che spoglia le campagne trevigiane e veneziane dei suoi vigneti. Un evento che unito alla decadenza della Serenissima, infligge un duro colpo alla viti-vinicoltura, che di fatto è rimasta da allora sotto traccia.

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